venerdì 29 maggio 2009

vincere

L'ultimo film di Bellocchio, Vincere, mi è piaciuto. Le due ore abbondanti trascorrono senza pesantezza, anche se il ritmo della narrazione non può dirsi serrato... Timi e Mezzogiorno sono bravi, intensi senza eccessi. Lo stile è ibrido e sembra parodiare la cifra postmoderna con il ricorso ai filmati d'archivio, le ricostruzioni in b/n, le ricorrenti visioni cinematografiche, i caratteri sovraimpressi... in fondo, sembra ammettere il regista, sono un uomo d'altri tempi che tenta di ricostruire il filo del presente con fatica. L'aspetto più coinvolgente del film è sicuramente nel percorso di violenza che lega Mussolini alla Dalser, che si fa sintesi della violenza sui corpi femminili, e poi sul corpo civile: le lunghe e dettagliate scene di sesso esprimono la forza dell'abuso, ancor più doloroso a vedersi per la totale condiscenza, piegata da un desiderio cieco, di lei.
Oltre a tutto ciò si ritrovano i temi che Bellocchio porta con sè già da I pugni in tasca: un feroce anticlericalismo, uno sguardo lucido sulla perversione che si annida nei modelli familiari, la consepevolezza piena del portato politico delle nozioni di follia e normalità.
A conti fatti, il richiamo al presente appare più forte e meno retorico di quanto la stampa abbia voluto far credere...

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