martedì 17 novembre 2009

autocitazione, in un certo senso

Ho scoperto di recente l'esistenza di una poesia che porta il mio nome e che in realtà proprio di me parla. Si badi, non si tratta mica di cazzate alla Bondi (altra tautologia, esagero ultimamente) bensì di una raccolta di poesie di un vecchio amico di mia madre che, all'epoca del ricordo che deve averlo ispirato, per me era una enigmatica figura sottile con i baffi, spesso silenzioso, che si assunse l'onere di una (allora, preinternet) complicata ricerca sul mio onomastico e l'origine del mio nome. Insomma, adesso c'è questa raccolta di poesie, di cui alcune davvero belle, che ha persino una prefazione di Agamben. Lui si chiama Francesco Nappo e questa Sera della piccola Nadia mi riporta molto lontano, a quegli anni '80 non ancora intrisi di pop scadente e sofferenza, in cui la casa di mia nonna era l'unica idea di casa che sapessi concepire, i miei genitori, in realtà tanto giovani, mi apparivano sicuri e sorridenti e c'era sempre il sole, anche sotto la pioggia...

Guarda: danza la figlia
appare e dispare
da tutte le stanze

1 commento:

  1. la cosa buffa è che sei proprio tu, in versione ridotta.
    ti si vede, davvero.

    :)

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