Dimmi perché ti desidero ancora, perché il tuo nome ritorna
come l'ascia alla ferita in una amara visita di mezzanotte,
ai bordi di un cimitero dove larve moltiplicano
umide bave, infinito inventario di goffagini,
dimmelo dal nulla dietro cui adesso ti barrichi, dimmi
perché mi basta comporre un meccanismo elementare di sillabe,
digitare nel cuore della nebbia le cifre del tuo nome
per essere nella solitudine
sopraffatto dalla speranza di una impercettibile migrazione di dita nei miei capelli,
di una fraganza in cui abita il muschio.
(J. Cortàzar, Aftermath)
mercoledì 4 agosto 2010
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Un off topic doveroso, vista la tua competenza.
RispondiEliminaIo sono senza parole, dopo aver stillato giusto quelle necessarie a scriverne.
Oltre la barriera, di larve se vedon poche
RispondiEliminae il sacrario nasconde per l'immaginazione.
Esiste una attesa immemore anche sotto le sabbie antiche
e il vento di altrove riscopre resti di civiltà.
Lì nessuna nebbia ove osare immergere lo stilo, ma tutta la natura freme di desiderio.
Solo una stele di pietra rammenta il rispetto dovuto.
Se mancasse questo, arriverebbe qualcosa che spargerebbe su tutto il deserto.
Poi le sue dita prometterebbero ancora financo i capelli e magari la dolcezza di una piega.
Altro vento troverebbe senso oltre i mulinelli e gli scavi
Non si accusa di inutilità l'invisibile.
E' da dove arriva la compagnia e le parole compiute.
Esse sono dono del bivacco e non delle meccaniche dei venti.
Eppure i capelli sono accarezzati dalla brezza mattutina, fatta di sogni e rugiada.
Toru